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Incantevole stare nel teatro dei falsi
dove i maestranti senza volto
emarginati recitano autenticità
Troppo breve questa felicità,
troppo presto questa passione,
troppa enfasi questa corsa.
Tu musa, addormentata giacevi in quel palco
tra finzione e realtà, cullata sulle note
di un —sacro— canto gaelico
Implorante andavo a supplicar
gli dei, affinché codesto momento
rimanga congelato per l’eternità
Conscio che prima o poi al tuo risveglio,
prender una —sonora— tranvata
da buttarmi giù dal tavolato…
Non ho intenzione di ritornare
nella stabilità di quel celato male,
bramoso della mia morte prematura.
Non voglio diventare lo zimbello del buio,
non voglio essere la cavia del tumore interiore,
non voglio… e basta!